Prospettive…sicure (e smart!)
L’emergenza Covid19 ha travolto come uno tsunami ogni comparto produttivo ed economico. Cosa è successo nel settore security? In quali condizioni si trovava il mercato prima della pandemia e qual è la situazione attuale? L’intervista esclusiva a Giulio Iucci, Presidente Anie Sicurezza.
Il presente non è più quello di ieri e, con ogni probabilità, non lo sarà nemmeno domani. L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha cambiato profondamente gli equilibri economici e produttivi, ridefinendo quella che oggi viene definita la “nuova normalità”.
Dal punto di vista del settore della security, ci troviamo di fronte a uno scenario complesso, che richiede ad aziende e professionisti una lettura attenta del mercato attuale e delle evoluzioni future, per rispondere in modo efficace alle nuove esigenze di sicurezza. Tra opportunità da cogliere e rischi da gestire, facciamo il punto sul mercato della sicurezza in Italia con Giulio Iucci, Presidente di Anie Sicurezza.
Il mercato security prima del Covid-19: i dati del 2019
Prima dell’emergenza sanitaria, il comparto della sicurezza mostrava segnali di crescita, seppur in rallentamento.
Il 2019 si è infatti chiuso con un +4%, inferiore al +7% registrato nel 2018. Un dato che, per essere interpretato correttamente, va analizzato distinguendo tra un primo semestre positivo e un secondo semestre caratterizzato da una flessione dei diversi comparti.
Nel dettaglio:
- Videosorveglianza: +7%, il segmento con la performance migliore
- Antincendio: +2,1%
- Controllo accessi: +1%
- Antintrusione e building automation: crescita quasi nulla (+0,3 / +0,4%)
Si tratta di dati che fotografano il mercato tradizionale della sicurezza, senza includere ambiti come cybersecurity e protezione dei dati, che continuano invece a registrare trend positivi. Tra le principali tendenze strutturali emerge con forza la convergenza digitale, ormai un vero driver del settore, con sistemi integrati e contaminazioni tecnologiche sempre più diffuse. Sul fronte export, invece, si registra una lieve flessione, in parte legata alla Brexit.
L’impatto del Covid-19 sul settore della sicurezza
L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto sul comparto security meno devastante rispetto ad altri settori, ma tutt’altro che nullo.
È possibile distinguere due situazioni principali: da un lato comparti che hanno perso definitivamente una quota di fatturato, dall’altro settori – come quello della sicurezza – che hanno subito soprattutto un blocco temporaneo delle attività, con possibilità di ripartenza.
La vera sfida della ripresa riguarda: la gestione logistica e delle risorse, l’effetto domino della crisi sui clienti delle aziende di sicurezza, il sentiment economico generale, fortemente influenzato dalla mancanza di fiducia e dalla paura dell’incertezza futura. Il tema non è solo la liquidità, ma la necessità di ricostruire una visione di medio-lungo periodo che riporti imprese e investitori a spendere con maggiore serenità.
Le opportunità per il futuro del mercato security
Secondo Giulio Iucci, il mondo della sicurezza può trasformare questa crisi in una grande opportunità, a condizione di muoversi rapidamente e con una visione strategica. Durante l’emergenza, concetti come gestione della crisi, resilienza, prevenzione e procedure di intervento sono entrati per la prima volta nel dibattito pubblico quotidiano. Temi da sempre centrali per il settore della security, ma spesso sottovalutati per ragioni di costo. Tecnologie come termoscanner, sistemi di gestione dei flussi, controllo accessi e videosorveglianza intelligente esistevano già, ma l’emergenza ne ha accelerato l’adozione e, in molti casi, lo sdoganamento anche sotto il profilo normativo e GDPR.
La capacità dei produttori e degli integratori di comunicare il valore delle tecnologie esistenti, personalizzare le soluzioni in base ai nuovi rischi e affiancare i clienti con una consulenza strategica può rappresentare un’importante leva di sviluppo e business.
Dalla “sicurezza come costo” alla sicurezza come investimento
Uno degli effetti più rilevanti della pandemia è il cambiamento culturale: cresce la consapevolezza che la “non sicurezza” può costare molto più della sicurezza stessa. Investire in prevenzione, piani di emergenza e risk assessment significa ridurre tempi, costi e danni in caso di crisi.
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